Una professionista della traduzione con un curriculum che parla da solo, grandi editori, un ruolo di responsabilità per una piattaforma internazionale, i primi posti nelle classifiche interne di qualità, mi ha descritto la sua situazione con una lucidità rara. Sapeva che doveva diversificare i clienti. Sapeva che doveva negoziare condizioni migliori. Sapeva quale parte del mestiere la accende di più, la transcreation, e che probabilmente è anche quella con più futuro.
Eppure niente di tutto questo si muoveva. Quello che mi ha colpito è che il suo valore viveva in un posto solo, nelle relazioni con i clienti che aveva, nel lavoro consegnato ogni giorno, nella cura che mette in ogni progetto. Fuori da quelle interazioni, quel valore esisteva a malapena.
Il blocco fra analisi e azione
Quando una persona vede il problema con chiarezza e sa cosa andrebbe fatto, la spiegazione comoda è la mancanza di volontà. Nella mia esperienza la mancanza di volontà spiega pochissimo. Il passaggio dall'analisi all'azione si blocca per ragioni precise, e quasi sempre hanno a che fare con il rischio che quell'azione comporta per come la persona si vede.
Rendere visibile il proprio lavoro vuol dire esporsi a un giudizio che finora arrivava filtrato da relazioni di fiducia costruite in anni, e vuol dire accettare che il mercato riconosca il valore in un formato diverso da quello in cui la persona lo ha sempre prodotto, un formato che a chi ha una cura estrema per la qualità può sembrare una versione impoverita del proprio lavoro.
Un rifiuto che racconta molto
Un dettaglio della conversazione mi è rimasto. Le avevano proposto di addestrare sistemi di intelligenza artificiale, e aveva rifiutato perché lo trovava umiliante. La scelta si può discutere; a me interessa cosa racconta. Racconta una persona con un'idea precisa di cosa ha senso e cosa no, di cosa vale il suo tempo e cosa lo spreca, e quella chiarezza è la stessa risorsa che serve per fare il salto.
«O salgo o cambio completamente» è una frase che segnala un bivio reale. La questione, a quel punto, riguarda cosa rende così difficile mettere competenze già esistenti in un formato che il mercato possa riconoscere.
Cosa faccio nel primo mese
Guardo il mercato in cui la persona lavora, le competenze che ha, il punto in cui le due cose si incontrano, e quello che finora ha reso difficile fare il salto. Ascolto e osservo prima di proporre. Quando il nodo riguarda come il mercato la vede, entra Francesco Galvani con la parte di posizionamento e comunicazione; la parte che precede, capire cosa blocca, resta mia.
Il valore c'era già. Il lavoro consiste nel dargli un posto fuori dalle relazioni in cui è nato.

